Ancora su : “qualcosa di scritto” l’eccellente libro su Laura Betti e Pasolini di Emanuele Trevi . Leggo che Patrizia Valduga lo vorrebbe censurato e querelato l’autore. Ahimè
Oggi , 4 aprile 2012 , camminando per una fredda , umida, Piazza XX settembre se alzavi lo sguardo al balcone della “pasionaria lobarda” non ce la trovavi più la bandiera con simbolo verde della Lega Lombarda.
Già qualche settimana prima dal balcone di un professionista era scomparsa la bandiera azzura del partito che si ispirava alle più vaste libertà . Le bandiere rosse erano già state bruciate anni prima ( più o meno da tutti coloro che le avevano cantate) . Cosa resta oggi , in questa fredda primavera , da sventolare nelle nostre mani, da appendere ai nostri balconi ? Una bandiare bianca : quella umile, definitiva , quella della resa.
Tratto dal libro del bravo e antipatico BEIGBEDER, che ne è anche il regista, è un film di notevole intelligenza e di sicuro divertimento. Se vi capita di viaggiare in queste settimane in Francia non perdetevelo.
Sono rimasto ad Algeri pochi giorni , nel 2001 .
C’era ancora la paura : i falsi controlli, i finti poliziotti , gli attentati , le carneficine quotidiane nei villaggi . Il terrorismo religioso dava il tono ai giorni e soprattutto alle notti di Algeri.
Eppure è questa la più bella capitale del Maghreb. Un golfo larghissimo ,a mezza luna, che guardavo dall’alto della collina che domina il porto . Nelle discoteche ,la sera, la musica Rai raffigurava una generazione che combatteva ,eroicamente, il doppio orrore del potere e della sua opposizione. Uscire al crepuscolo nei bei quartieri bianchi della città era già resistenza. Algeri ti svegliava , alle 5 del mattino, nel nome di Allah, modulato ossessivo, dai tetti rosa dell’alba. Ed era già nostalgia.
Un solo binario. Percorso due volte al giorno da una carrozza e un locomotore stanco. Ai due lati del cammino ,come paesaggio, erbe alte e risaie . E’ il treno che porta da Novara a Varallo . Le rotaie Finiscono li’ con i due bei respingenti piatti e arrugginiti sul cavalletto perduto in un campo giallo ,d’estate.
E’ l’ultima stazione ferroviaria possibile per raggiungere poi la Valsesia, Alagna, Rima .
A volte capita, come per miracolo, che la bellezza nasca dalle stazioni , dai vecchi caselli dei passaggi a livello (prima degli automatismi). E’ il caso di Varallo . Nell’edificio classico del “tempo delle Ferrovie” un bel Caffè ancorato a quegli anni , un ristorante con le tovaglie bianche e poi i fiori , le aiuole (forse con il nome scritto dalle margherite) gli ombrelloni dall’una e dall’altra parte della rotaia. E’ un luogo di frontiera, attraversato dal mistero del treno : così casalingo, così estraneo. Lo chiamerebbero “ramo secco” ,quel tratto, ma ha generato un “ramo d’oro” .
Diego Suarez è una cittadina spagnola che si è perduta in Madagascar ,sull’oceano indiano. E’ l’unico porto dell’Isola ad avere una storia e una architettura . La baia di Diego e’ tra i cinque golfi più belli del mondo. L’odore e il carattere del porto e’ rimasto com’era ,anche dopo la sconfitta di “libertalia” , dei suoi utopici pirati . La lunga strada in discesa ,con edifici barocchi che ricordano l’Andalusia, accompagna, nel vento più fresco della sera ,verso i magazzini ,nei terreni incolti, a picco sul mare. Nei bar del quartiere le ragazze discendono da mille genitori diversi . Non conoscono il Mondo ma lo rappresentano , nei loro occhi, nei loro visi , nei colori diversi delle pelle e dei capelli. Le ragazze di Diego Suarez pescano i marinai e ridono e cantano e ballano nella strada in discesa. Felici dei loro regali, perpetuano il segreto dell’incontro.
IL metro’ , il SUBTE-raneo , l’underground . Milano, Parigi, Buenos Aires , Londra , Mosca.
Migliaia di kilometri sotto le strade. Per conoscere davvero una città si deve cominciare ,o almeno finire, da lì . L’odore particolare e unico per ognuno di questi treni del buio , la gente vera che li utilizza, i nomi delle piazze e delle strade che rimandano alla luce di fuori. Vi sono città che per intuirle vanno viste dall’alto ,altre , come Parigi , Mosca e Buenos Aires, si capiscono meglio viaggiando nelle strade sotteranee . Leggiamo i nomi delle stazioni , guardiamo i diversi passeggeri che salgono , che scendono nelle diverse stazioni di questa topografia dell’ombra.
I gira-soli ! il sole , a mezzogiorno, l’estate . I misteri veri si nascondono nella luce ,scriveva Giono. Questi fiori dalle grandi corolle sono testimoni e guardiani di segreti .
i campi che costeggiano le strade di Provenza ,spesso, sono ancora coltivati a girasoli e ancora attraversati da corvi neri , come nel campo di grano dell’ultima tela di van Gogh . Milioni di girasoli e migliaia di corvi neri, prima che il Rodano si divida, prima del Mediterraneo. Il giallo , il nero e il mare in fondo . L’inizio e la fine, nel colore .
Il Danubio ,arrivato al delta, si fa quasi orientale . Tergiversa e sembra rinviare, fin che possibile, l’incontro col il Mare Nero . E’ la caratteristica ,umana, di tutti i grandi fiumi .
Prima di perdere la propria essenza e divenire “altro” si aprono , si espandono, creando maremme e lagune ; aiutati dal vento , sempre presente alle foci, sembrano tornare indietro. E’ questa la bellezza e la malinconia dei delta . In quello del Danubio ,poi, si riannodano i miti dell’Europa e dll’incontro con l’Asia . Sulina e’ il villaggio finale ,estremo del Danubio. A Sulina non c’è niente da vedere (come dicono le guide) se non Un faro e un cimitero multireligioso, sulle dune . Se non il sogno, o la premonizione, della futura Europa .
A Quito, in Equador, a dicembre, si tiene la festa del “Senor del gran poder”. A quasi tre mila metri d’altezza, nel centro della città, si celebra una metafora dell’Andalusia. Una Siviglia nelle Ande che per una settimana confonde residenti e turisti, recita perfettamente una storia, quella dei “conquistatori”, tradotta per il “pueblos andino” con poche ma significative varianti. La più interessante è quella relativa all’ora d’inizio della corrida giornaliera: mezzogiorno! Ecco allora che il sole mitologico, verticale, sull’arena si unisce nuovamente al sacrificio del sangue. E’ una cosa forte e bella. Questa “fiesta” periferica ci riconnette ai calendari del mondo.

